Un proprietario che affitta un monolocale classificato G da tre anni scopre a gennaio 2025 che il suo immobile è ora vietato per l’affitto. Il DPE, a lungo percepito come una formalità amministrativa, è diventato un filtro d’ingresso nel mercato locativo. Questa realtà illustra quanto siano cambiate le regole del gioco nel settore immobiliare e perché le strategie che funzionavano fino a poco tempo fa meritano di essere riesaminate.
DPE e immobili non efficienti: il vero costo d’ingresso per investire in affitti
Dal 1° gennaio 2025, gli immobili classificati G secondo il diagnostic di prestazione energetica non possono più essere offerti in affitto. Gli immobili classificati F seguiranno nel 2028, poi gli E nel 2034. Non si parla più di un segnale commerciale per rassicurare un inquilino, ma di una condizione legale per percepire affitti.
La riforma del calcolo del DPE, entrata in vigore a luglio 2024, ha colpito particolarmente le piccole superfici. I monolocali e T1, sovra-rappresentati tra le etichette F e G, hanno visto la loro classificazione rivalutata. Per un investitore che mira all’affitto per studenti o arredato, il budget per i lavori di ristrutturazione energetica è ora parte integrante del piano di finanziamento, allo stesso modo del prezzo d’acquisto.
Esplorando il sito immobiliare di Zenith Actu, si trovano regolarmente analisi che dettagliano l’impatto di queste restrizioni sulla redditività locativa reale. Comprare un immobile non efficiente a prezzo scontato rimane un’opportunità, a condizione di quantificare precisamente i lavori di isolamento e ventilazione prima di firmare.
- Verificare l’etichetta DPE prima di qualsiasi offerta d’acquisto, non dopo: un immobile classificato F o G implica lavori obbligatori a breve o medio termine.
- Richiedere più preventivi per la ristrutturazione energetica e integrarli nel calcolo del rendimento netto, tenendo conto degli aiuti disponibili (MaPrimeRénov’, CEE).
- Anticipare il calendario normativo: un immobile classificato E acquistato oggi dovrà essere conforme entro il 2034, il che lascia tempo ma impone una pianificazione.

Legge Le Meur e affitti stagionali: cosa cambia concretamente per i locatori
La legge Le Meur, promulgata il 19 novembre 2024, ha ridisegnato il quadro degli affitti turistici. I comuni hanno ora poteri rafforzati riguardo alla registrazione, ai limiti e al cambio d’uso. La durata massima di affitto di una residenza principale può essere ridotta da 120 a 90 giorni all’anno.
Per i redditi percepiti a partire dal 2025, la tassazione degli affitti turistici non classificati è diventata nettamente meno favorevole. Il regime micro-BIC passa a una detrazione del 30% con un tetto di ricavi di 15.000 euro. Un progetto la cui redditività si basava esclusivamente su Airbnb o una piattaforma simile deve essere ricalcolato.
Il modello “tutto stagionale” senza classificazione non è più fiscalmente sostenibile. Si osserva che gli investitori che diversificano tra affitto classico e stagionale, o che fanno classificare il loro arredato in stelle, mantengono un margine migliore. I ritorni variano su questo punto a seconda dei mercati locali, ma la tendenza è chiara nelle zone tese.
Tassi di interesse sui mutui nel 2024: una finestra che si è aperta
Il mercato immobiliare ha conosciuto nel 2024 un netto rallentamento della sua attività. I ripetuti abbassamenti dei tassi direttivi della Banca centrale europea hanno portato a un progressivo calo dei tassi di interesse sui mutui.
Dopo un primo semestre in continuità con il 2023, la caduta dei volumi si è stabilizzata nel secondo semestre. Un livello basso sembra essere stato raggiunto, il che apre la prospettiva di una ripresa nel 2025. Per gli acquirenti, questa stabilizzazione significa che le condizioni di finanziamento tornano a essere negoziabili, in particolare su scadenze lunghe.
Dal lato dei prezzi, il calo iniziato negli ultimi anni ha lasciato spazio a una stabilizzazione progressiva, con marcate disparità territoriali. Il sud-ovest della Francia ha registrato contrazioni più significative, mentre alcune metropoli hanno resistito meglio. Confrontare i prezzi al metro quadro tra comuni vicini a volte consente di guadagnare diversi punti di rendimento senza cambiare bacino d’impiego.

Negoziando il proprio mutuo in questo contesto
Il margine di negoziazione con le banche si è ampliato dalla fine del 2024. Ora è possibile ottenere condizioni più favorevoli presentando un dossier solido: un apporto personale consistente, stabilità professionale e, soprattutto, un immobile il cui DPE non presenta problemi a medio termine. Le banche sono più riluttanti a finanziare immobili non efficienti senza un piano di lavori quantificato.
Stima immobiliare e prezzo di vendita: adeguare le proprie aspettative al mercato reale
Molti venditori fissano ancora il loro prezzo di vendita sulla base dei riferimenti del 2021-2022. Sul campo, gli immobili che si vendono sono quelli il cui prezzo riflette la realtà del mercato locale. Una stima realistica accorcia il tempo di vendita di diversi mesi.
Gli acquirenti confrontano più che mai: consultano le banche dati sui prezzi, verificano il DPE e integrano il costo dei lavori nella loro offerta. Un immobile classificato D o E con un prezzo adeguato si negozia più rapidamente di un immobile classificato B esposto sopra il mercato.
- Far effettuare una stima da due professionisti indipendenti per incrociare le valutazioni.
- Consultare i dati delle vendite recenti nello stesso quartiere piuttosto che le medie provinciali.
- Integrare lo stato energetico dell’immobile come fattore di deprezzamento o sovrapprezzo nella stima.
Il mercato immobiliare del 2024 ha posto le basi per un nuovo ciclo. Il DPE, la tassazione locativa e i tassi di interesse formano ora un triangolo che ogni acquirente o investitore deve padroneggiare prima di posizionarsi. Gli immobili che trovano acquirenti sono quelli il cui venditore ha accettato il mercato com’è, non com’era.



